CREAZIONI - donna

Sono cose che si sanno sempre dopo: di come una carrè Versace su raso diventa un vestito.

” Ma perchè compri un tessuto che non è proprio nelle tue corde?”, potrebbe chiedere qualcuno.

Qualcuno che, chiaramente, non capisce affatto la psicologia del fare shopping di tessuti. Perchè, invece, quelli a cui è capitato di visitare un magazzino tessile (sì, lo sapete: io nei negozi normali vado poco. Io sono di quelle a cui piace gettarsi a capofitto nei cassoni di scampoli), conosceranno bene la vertigine data dalle infinite possibilità che -subitanee e fugaci- si aprono alla vista di mezzo metro quadro di una stoffa a caso.

Ok, io la romanzo sempre… ma il punto è che io ho, con i tessuti, una reazione simile a quella che le persone normali hanno con i cuccioli al canile: io sono lì, loro sono lì, io li guardo, loro scodinzolano… e finiamo per andare a casa insieme.

 

Il modello.

Se già la stoffa era strana (dei carrè su seta tipo Versace con catene, fiori, greche, animalier…), io ho deciso di fare le cose più strane ancora.

 

Ho tagliato il corpino in sbieco e la gonna a ruota… cosa decisamente non da fare con un carrè, lo so. Però, un giorno, qualcuno di molto saggio disse che mica solo Tarantino poteva fare i controcampi creativi. E io sono quasi sicura che, una roba del genere, l’avesse già fatta Virgil Abloh da qualche parte (non potevo non parlarne. Un  grande designer venuto a mancare davvero troppo presto. Chissà le collabo assurde e visionarie che avrebbe potuto mettere in scena e che non vedremo mai…).

 

Volevo fare il davanti del corpino un po’ loose ma ho fatto l’errore scemino di tagliare la fodera in dritto, quindi il gioco riesce poco. Il tutto è poi chiuso sulla schiena con un gioco di asoline e laccetti.

Il libro del giorno.

Ultimamente sto leggendo pochino, lo ammetto.

In più, il libro di Nicola è bello corposo e -invece di fare come sempre e accavallare trecentomila letture parallele- mi ci sto dedicando in esclusiva.

Però qualcosa da consigliarvi ce l’ho comunque: “Troppo facile amarti in vacanza” di Giacomo Keison Bevilacqua.

 

Parlandone con lui via web, gli dicevo che ho trovato questa sua graphic novel dolceamara ma, riflettendoci, mi sono detta che no: non è l’aggettivo giusto a definirla.

É una storia spietata, arrabbiata, cattiva. Ma anche dolce, sì. É una premonizione che tutti speriamo non si avveri ma che tutti vediamo possibile. Un futuro vicinissimo fatto di invidie, di paure, di repressione… in cui si apre uno spiraglio di possibilità.

 

Il racconto della decisione di mollare tutto, affrontare l’ignoto per andare non si sa dove, non si sa verso chi.

 

A me era piaciuto molto anche il suo “Il suono del mondo a memoria“, sempre molto personale ma meno critico [liquidato così in due parole sembra una perda, sorry].

 

Il pezzo del giorno.

Senza parole.

 

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