CREAZIONI - donna

Ricavare un top da un cuscino della nonna: rielaborare il vintage, con un tocco civettuolo

Parto dicendo che non ho niente contro la messa a fuoco.

Ho tanti amici che mettono a fuoco.

Non discrimino. Non mi interessa cosa fanno nel loro privato: l’importante è che siano dei buoni cittadini.

 

Poi, ecco, se lo chiedi a me, quando sono da sola a fare le foto inquadro il vuoto e uso l’autoscatto: quello che succede, succede.

Qui non è successo benissimo, mi sembra.

 

Ma non siamo qui a parlare di questo: siamo qui per vedere come da un cuscino quadrato ricamato a mano dalla nonna del tuo fidanzato riesci a tirare fuori due crop top e una gonna (spoiler, perché l’episodio in cui parlo della gonna arriverà prima o poi, anche se sono tre mesi che la metto).

 

*

 

[PS: Civettuolo è un aggettivo che non mi si addice ma mi avete perdonato tanto, perdonerete anche questo.]

La costruzione.

Sono partita da un grande (Quanto? Bho. Grande, non l’ho misurato. Diciamo 50*50 cm.) cuscino quadrato. Al centro aveva un motivo ricamato, quadrato anch’esso.

Il pannello centrale era bordato da un ricamo a crochet e tutto il cuscinone era, a sua volta, orlato con con questo stesso pizzo.

 

Io ho decostruito il tutto con l’idea di ricavarne un vestito.

Poi mi sono resa conto che riutilizzare tutte le parti (davanti, dietro, bordi…) era davvero forzato. Ho pensato che mia nipote aveva detto di volere un crop top e… cosa più bello di un capo di vestiario che conservi i ricami della bisnonna?

Ho diviso il ricamo centrare il 4 parti, tentando di mutilarlo il meno possibile.

 

Infine, recuperando tutto il bordo in pizzo, ho cucito due crop top quasi identici per me e per lei: un gioco di laccetti e qualche bottone automatico e… il mio petto procace e quello di una bambina di 5 anni non sono poi così diversi (sul mio ho giusto fatto qualche arricciamento per simulare delle pinces e aggiunto un secondo giro di pizzo alla base, per renderlo più coprente).

 

L’esperimento è figlio di questo vestito che avevo cucito in primavera sempre con delle vecchie federe che mi aveva regalato mia suocera <insert cuoricione here>.

Il libro del giorno.

La cosa migliore che mi è passata per le mani negli ultimi mesi è “A sangue freddo” di Truman Capote.

Bella forza, direte voi, è un capolavoro della letteratura di indagine, la pietra miliare che ha dato vita al lavoro dei vari James Ellroy, Lucarelli, Francesco Migliaccio ect etc.

 

Lo so, ok… ma io mica l’avevo mai letto! Capote lo conoscevo giusto per “Colazione da Tiffany” e qualche raccontino: belli, sì, ma niente in confronto alla potenza di questa ricostruzione. Un viaggio nell’America rurale e nelle sue incongruenze; un racconto che, anche nei momenti più grotteschi, sembra mantenere una certa empatia verso le vicende -inevitabilmente destinate alla catastrofe- di due dei suoi abitanti più reietti.

 

In alcune interviste, Capote disse che lavorare a questo reportage gli aveva cambiato la vita: aveva rivisto quello che avrebbe potuto essere se non fosse riuscito a sfilarsi da una vita che sembrava predestinata al peggio (lo scrittore aveva in comune con almeno uno degli omicidi, Perry Edward Smith, un’infanzia difficile e una madre alcolizzata). Forse per questo, nel libro, il narratore appare non solo onnisciente ma spesso come quasi benevolmente giudicante: ovviamente “tutto sa”, visto che racconta l’epopea umana e giudiziaria dei due killer dopo la sua conclusione, ma soprattutto guarda tutti -dai cittadini del Kansas, alla malcapitata famiglia Clutter a Perry Smith e Dick Hickcock- dall’alto dei suoi successi.

 

In realtà, la stesura del libro segnò Capote più di quanto potesse immaginare: “A sangue freddo” fu il suo successo più grande ma lo prosciugò, portandolo verso l’alcolismo e la tossicomania.

Il pezzo del giorno.

I’m one variation of a single refrain
If knowledge is the goal, that means life is the game /

But what’s this all meaning compared to you
Isn’t it all another shade of blue?

 

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