CREAZIONI - donna

Giacca nera cropped: cucire un blazer sbarazzino ed elegante

La scorsa settimana, il mio fidanzato mi ha detto che sono una bella donna.

Credo sia un modo per dire che, a quarant’anni, effettivamente, posso anche cominciare a tirarmi insieme da adulta, ogni tanto.

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Cosa c’è di più adulto della giacca?

Ecco… forse, proprio una giacca. Perché questo blazerino cropped, me ne rendo conto, forse grida un po’ fluorescent adolescent.

 

Il sopraccitato blazerino nasce perché “non ho niente da mettermi” ma, da sartina, vedo l’andare in un negozio a comprare qualcosa di già fatto come un insulto alla mia persona. Dunque… ho rovistato nel fabric stash e ho racimolato mezzo metro di tasmania nero vintage di una bellezza CHE CIAO.

Per una botta di fortuna, avevo anche della bella fodera nera e un pezzo di velluto fermo avanzato da chissà quale progetto passato.

 

Ed eccoci ai giorni nostri.

 

La costruzione

L’ispirazione viene da questo modello di MOOD.

Santi subito, che offrono sempre un sacco di idee! Ho preso il cartamodello di un blazer che avevo a casa e l’ho modificato tagliandolo in vita e riportando le pinces al seno.

Da qui, la costruzione della giacca è stata perfettamente tradizionale! (Se escludiamo il fatto che, con così poco tessuto a disposizione, il taglio è stato un po’ un parto, ecco…)

 

Sì, avrei potuto stirarla, vero. Ma anche no. Un giorno, forse.

Comunque, la sto usando tantissimo in alternativa al classico cardigan nero sopra vestiti eleganti ma trovo stia bene anche con i pantaloni a vita bassa, per un look… sbarazzino. Si dice sbarazzino? Mi fa un sacco nonna, dire sbarazzino.

 

Vorrei anche spezzare una lancia a favore delle giacche. Un sacco di appassionate di cucito le temono ma no, giuro: non sono difficili da fare come sembra.

Se sapete fare una camicia, buttatevi: fare una giacca vi porta via un po’ più di tempo ma offre anche grande soddisfazione.

 

Il libro del giorno.

Tillie Walden è una fumettista che mi piace abbastanza. Nel senso: in media.

 

Per “Trottole” [Mondadori, 2018] ho avuto un colpo di fulmine clamoroso.

Di “Su un raggio di sole” [Bao publishing, 2020] ho apprezzato lo svolgimento corale, la storia intricata.

Mi stai ascoltando” [Bao Publishing, 2021] non mi ha preso.

 

Il fil rouge dei tre volumi (gli unici, della pluripremiata produzione di Walden ad essere disponibili in Italia, a quanto mi risulta) è quello della scoperta di sé: si parla di adolescenza, di orientamento sessuale, della fatica di farsi capire, di sgomitare per trovare un posto nel mondo.

 

Ma soprattutto, a colpirmi della produzione di Walden, è come affronta il tema della stanchezza da multipotenzialità.

Da ex-pattinatrice agonista, Tillie Walden si è confrontata con un dono “indesiderato” e, nella sua produzione, torna frequentemente la questione dell’essere bravi in qualcosa che non dà soddisfazione, di avere un atout che -a conti fatti- è solo un peso.

Così come la fumettista americana, ad un certo punto, ha appeso i pattini al chiodo per dedicarsi ad altro, i suoi protagonisti intravedono un’oasi di serenità ma hanno paura di lasciar andare la quotidianità, gli impegni presi per raggiungerla. O, quando lo fanno, sono questi stessi obblighi ad inseguirli.

 

I libri della Walden sono ricchi e sfaccettati, come il suo tratto. Adesso aspetto che Bao pubblichi i mancanti 🙂

 

 

Il pezzo del giorno.

Vado di corsa e non so il perché

E mi giro a guardare se perdo parti di me

 

A parte che sono abbastanza convinta che Calcuttone non abbia mai corso neanche per prendere l’autobus, quindi ‘sto video è poco credibile… questo pezzo è messo qui di straforo solo perché M pensava che il suddetto cantautore romano fosse una femmina ET mi ha posto veto sull’inserire pezzi della sua discografia nella nostra playlist condivisa.

Quindi: catch Calcootta all with you pokeball e poi mi dirai, se non hai ascoltato cose peggiori.

 

📸 di M

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